Cos’è il nuovo AI Try-On di Google
Google sta aggiornando il suo strumento di virtual try-on per l’abbigliamento: ora basta un semplice selfie per vedere come ti stanno i vestiti, senza dover caricare una foto a figura intera.
Il sistema usa il modello di image generation Nano Banana, parte della suite Gemini 2.5 Flash, per creare una versione digitale a figura intera dell’utente a partire solo dal volto. Su questa “persona virtuale” vengono poi proiettati i capi disponibili su Google Shopping.
In pratica, Google porta un’esperienza da camerino virtuale direttamente dentro Search e Shopping, riducendo ancora di più la distanza tra scoperta del prodotto e acquisto.
Come funziona: dal selfie all’avatar digitale
Il flusso per l’utente è molto semplice:
- si va sulla pagina dedicata (es. g.co/shop/tryon);
- si carica un selfie (solo metà superiore del corpo);
- si seleziona la taglia abituale;
- l’AI genera diverse immagini a figura intera con il tuo volto e proporzioni coerenti;
- scegli quella che ti rappresenta meglio e la salvi come foto predefinita per le prove;
- da lì puoi iniziare a provare vestiti da miliardi di inserzioni del Google Shopping Graph compatibili con il try-on.
Chi preferisce può ancora usare:
- una foto a figura intera, come nella versione precedente;
- i modelli predefiniti di Google, che coprono taglie e fisicità diverse.
Rispetto al primo lancio del 2023–2025 (in cui si provavano i capi su modelli reali o su una foto full body dell’utente), il salto è chiaro: meno attrito e molto più realismo personalizzato.
Dove è disponibile oggi (e cosa significa per i brand)
Al momento, la funzione selfie-based è disponibile solo negli Stati Uniti e per capi di abbigliamento supportati all’interno di Google Shopping.
Per i retailer coinvolti significa:
- comparire con il badge “Try on” accanto ai prodotti;
- offrire un’esperienza di prova più vicina alla realtà, riducendo la frustrazione da “mi sta male rispetto alla foto”;
- potenzialmente abbassare resi e carrelli abbandonati.
Per chi lavora su mercati europei (Italia inclusa), è il classico campanello d’allarme: quando questo tipo di funzione arriverà anche da noi, i brand che già oggi hanno foto prodotto pulite, schede ben strutturate e feed Shopping ben ottimizzati partiranno in vantaggio.
Perché è importante per fashion brand ed e-commerce
Il nuovo AI Try-On di Google tocca diversi punti chiave del funnel:
- Scoperta: l’utente cerca “giacca in pelle nera donna”, trova risultati con il badge di prova virtuale e li nota di più.
- Valutazione: può vedere immediatamente come la giacca veste sul proprio avatar, non su un modello generico.
- Decisione: se il risultato visivo è convincente, l’utente è più disposto a cliccare sull’inserzione e procedere all’acquisto.
Per un brand o un e-commerce questo si traduce in:
- maggiore qualità dei clic (meno curiosi, più persone davvero interessate);
- più insight sul tipo di capi che le persone provano e acquistano;
- una nuova opportunità per distinguersi nella SERP, non più solo a colpi di prezzo o di posizionamento.
Privacy, limiti e prossimi passi
Lato privacy, Google dichiara che le immagini vengono usate per generare l’esperienza di try-on, ma invita gli utenti a consultare le policy per capire meglio eventuali forme di conservazione e trattamento dei dati.
Alcuni limiti attuali:
- disponibilità solo negli USA;
- supporto legato ai capi presenti nel Shopping Graph di retailer aderenti;
- qualità dell’output comunque dipendente da foto prodotto e dati forniti dai brand.
Per le agenzie di comunicazione e marketing il messaggio è chiaro:
- la creatività “static” non basta più;
- foto e descrizioni dei prodotti devono essere pensate anche per ambienti AI-driven e AR;
- il confine tra ADV, UX e prodotto si fonde in un’unica esperienza interattiva.
Chi lavora in fashion, beauty e retail ha davanti un nuovo terreno di gioco dove l’AI non sostituisce il negozio, ma ne cambia radicalmente le regole.